
…quando la gestione del traffico diventa un’occasione per riflettere insieme.
Parliamo per un attimo del parcheggio delle auto intorno alla nostra scuola, soprattutto nelle ore di punta: l’ingresso e l’uscita.
La questione in realtà sarebbe molto semplice: esistono delle norme di buona convivenza civile regolate non solo dal buon senso, ma anche dal codice della strada.
In questo senso, basterebbe solo ricordare di rispettare le regole del traffico della zona, senza farsi sconti ed eccezioni: i parcheggi sono solo quelli segnati (in ordine di vicinanza all’edificio si va da quelli dello slargo di fianco all’ingresso, a quelli lungo la via Varzi, a quelli verso la casetta dell’acqua); alcuni parcheggi sono riservati ai disabili, altri ai docenti, tutti gli altri sono a disposizione; la strada che conduce alla scuola deve rimanere sgombra di auto e non è possibile sostare fuori dagli spazi contrassegnati perché si impedisce lo scorrere del traffico nelle due direzioni contemporaneamente.Mi soffermo per un attimo sul concetto di “senza farsi sconti ed eccezioni”: come adulti (genitori o nonni o tate) abbiamo tutti un ruolo educativo nei confronti dei nostri alunni. Non ho detto dei nostri figli specifici, ma di tutti i bambini e ragazzi che ci guardano e imparano da noi. Qualche sera fa ascoltavo una conferenza sull’educazione e apprezzavo in particolare una affermazione semplice, ma rigorosa: per essere educatori, non occorre dire o insegnare tante cose, occorre “essere”.Dunque, i nostri ragazzi apprendono il modello di partecipazione e responsabilità civile da quello che siamo, non da quello che diciamo loro.
Diventa difficile essere utili e credibili per loro chiedendo di essere precisi nelle consegne, educati a tavola, rispettosi di sé e degli altri se nei fatti testimoniamo loro una vita fatta di alibi: lo sconto che mi faccio per comodità oggi, legittima lo sconto che si faranno i nostri figli domani. Vogliamo questo per loro?
“Certo condivido tutto, ma oggi piove.” Ma la risposta alla pioggia è l’ombrello, non il parcheggio di fianco al portone. Così come la risposta al ritardo è una migliore organizzazione o l’accettare una eventuale nota per la mancanza: succede. Questo fa diventare grandi i nostri alunni: affrontare ogni giorno la piccola fatica quotidiana, misurandosi con gli imprevisti. L’eccesso di protezione, lo spianare la strada a tutti i costi nelle piccole e grandi cose produce danni che pagheranno i nostri stessi figli, ritrovandosi incapaci di affrontare la vita per quello che è, del tutto non allenati e in ultima analisi infelici.
Impegnarci e aiutarci reciprocamente a sostenere invece questo continuo esercizio verso la maturità è il nostro compito: avete voglia di partecipare anche voi?
Spero di sì e mi auguro di vederlo nei fatti in una migliore gestione degli spazi comuni che sono i parcheggi e in una migliore accoglienza verso chi dovesse permettersi di segnalare sviste o leggerezze nel modo di parcheggiare. Crescere insieme, educare educandosi: questo è il patto educativo che abbiamo fatto insieme.







